Al cinema "L'uomo che comprò la luna"

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Buzz Aldrin che piantò la bandiera americana sul suolo lunare ce lo ricordiamo tutti, fa parte della nostra memoria collettiva. Era il 20 Luglio del 1969 e lo scatto fiero dell'astronauta del New Jersey non fece solo il giro del mondo ma garantì anche agli Stati Uniti il diritto di definirsi "padroni" della Luna. Della serie: noi, e non voi, siamo stati qui. E se questo primato fosse destinato a cadere, proprio adesso che le cronache spaziali ci raccontano di bandiere stinte, oramai diventate bianche e in procinto di sgretolarsi? Le ipotesi sono due: o gli americani mettono in piedi il prima possibile un'altra missione per andare a sostituire le bandiere di fine Sessanta con vessilli più moderni e resistenti oppure corrono il serio pericolo che qualcuno la Luna gliela soffi.

Qualcuno in Sardegna, per la precisione. 

 

Parte da qui il nuovo film di Paolo Zucca dal titolo "L'uomo che comprò la luna" e distribuito da Indigo Film. Una coppia di goffi agenti segreti italiani (Stefano Fresi e Francesco Pannofino) riceve una soffiata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, sull'isola, sia diventato proprietario della luna. I due agenti reclutano allora un soldato (interpretato da Jacopo Cullin) che, dietro il falso nome di Kevin Pirelli e un marcato accento milanese, nasconde la propria identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu. Per trasformarlo in un vero sardo viene ingaggiato un formatore culturale vecchio stampo (Benito Urgu) che lo addestrerà in vista di un esame finale. A questo punto non rimane che risolvere il caso: chi ha comprato la luna e perché?

 

La pellicola è tre cose insieme: anzitutto una commedia fatta per divertire (tanta l'ironia che non guasta mai, soprattutto nella prima parte, quella dell'allenamento), poi però è anche una favola, un percorso visionario e stralunato (mai aggettivo fu più azzeccato) costruito per raccontare la crescita interiore e profonda di un eroe sui generis. Infine è pure un road movie, un viaggio attraverso i luoghi più belli della Sardegna (e le facce dei suoi abitanti), fatto questo che ha permesso al film di essere riconosciuto come di interesse culturale. 

 

L'isola delle parole che finiscono in "u", per chi non l'ha mai vista o non ci ha mai abitato, è piena di stereotipi: donne che girano con le brocche in testa, pastori che schiacciati dalla solitudine guardano con occhio perverso i loro animali, discorsi riempiti all'inverosimile del famoso "eia". A ogni regione spetta la macchietta del suo abitante medio. Lo sa bene la Lombardia, sbeffeggiata da tutti per la sua "e" aperta. E lo sa bene il regista Paolo Zucca che affida al bravo Jacopo Cullin un personaggio dalla doppia anima: quella del milanese trendy con la barba fatta e il capello ossigenato, abituato alla vita e alla parlata di città, e quella del sardo più rude, barbuto, incomprensibile quando si esprime. Risolvere il mistero per cui è stato ingaggiato gli farà capire chi è veramente, le sue radici e che solo l'amore può spingerti a una sfida così impegnativa come appropriarsi della luna.