Rovereto tra danza e movimento

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◆ Giorno 1 ◆

Prendete un corpo e fatelo muovere. Mettetegli come sfondo uno spazio non convenzionale e osservatelo districarsi nell'aria. Tutto questo è Oriente Occidente Dance Festival, a Rovereto dal 3 al 12 Settembre 2020. La città del Trentino dà un segnale chiaro: anche se con il distanziamento sociale e le mascherine indosso, il festival non alza bandiera bianca. Anzi, la sua è una bandiera verde, visto che l'edizione di quest'anno si presenta come la quarantesima. Un compleanno tondo tondo che ha bisogno di essere festeggiato come si deve.
Arrivo a Rovereto verso le 6. Giusto il tempo di radunare quello che mi serve e raggiungere la piazzola di partenza della navetta che mi porterà sul Colle di Miravalle, alla Campana dei Caduti. Percorso il viale delle bandiere, un anfiteatro accoglie la campana, traslocata qui nel 1965 e nata dalla fusione del bronzo dei cannoni appartenuti alle nazioni partecipanti alla Prima guerra mondiale. I suoi contorni secchi e mastodontici contrastano con il paesaggio alle spalle, annebbiato dalla foschia. Forse non il massimo per un fotografo intento a ritrarla, ma per l'occhio umano l'effetto è quasi celestiale. 

E' il momento dello spettacolo (Genealogia_time specific), la luce è quella del crepuscolo. In un silenzio religioso ha inizio la coreografia messa a punto dalla napoletana Luna Cenere. Corpi di uomini e donne si mostrano al pubblico seminudi. Il loro ingresso in scena è lento e graduale. Un adagio di corpi che si osservano, si sfiorano, in certi casi si toccano. Talvolta, presi dall'impeto, si abbracciano o si fanno irrigidire da un sussulto. I corpi, secondo la danzatrice e coreografa campana, sono anzitutto luogo, paesaggio, in un contesto dal grande valore simbolico e storico, dove la commemorazione richiama i concetti di sofferenza e perdita. 

Faccio in fretta perché prima di concludere la mia prima giornata a Rovereto mi aspetta al Teatro alla Cartiera un altro spettacolo (Talos), quello firmato dall'artista bielorusso Arkadi Zaides, classe 1979. Non c'è sipario e mentre le persone si accomodano in platea lui si muove avanti e indietro sul palco. Tra puntini di colore blu e nero, tra simmetrie e asimmetrie proiettate su un maxischermo, ciò che spiattella in faccia al pubblico è l'idea di confine, il border. Il suo è un assolo, un monologo in lingua inglese sullo sviluppo di un sistema informatico avanzato per il monitoraggio dei confini territoriali. Il ritmo si fa serrato con il passare dei minuti, le immagini di robot altamente umani si sostituiscono alla parola, la velocità dell'eloquio aumenta a dismisura con un effetto di ansia e suspense. L'obiettivo di Zaides è riflettere sul triplice rapporto fra movimento, tecnologia  e barriera. Lo spettacolo finisce, le luci si accendono. Il pubblico non capisce: ma è finito oppure no? E se fosse volutamente un'intenzione dell'artista quella di far perdere ogni punto di riferimento lasciando meditare gli spettatori sulla fragilità (e apparente sicurezza) data da una linea di confine?



◆ Giorno 2 ◆

Sveglia presto. Voglio scoprire come nella zona di Rovereto si fondono natura e arte, escursioni e piccoli tesori nascosti. Valentina, storica dell'arte che mi aspetta a Terragnolo, mi dice che è meglio chiamarlo "trekking culturale", visto che sono necessarie le scarpe buone e la cultura è ciò che incontri lungo il cammino. Non è da sola, con lei c'è Novella, guida del territorio. La passeggiata di oggi, ma farei meglio a definirla esperienza, è stata ribattezzata "Arte sacra nel bosco". Il gruppo è sold out, segno che local e vacanzieri dimostrano di apprezzare giornate così, all'insegna del turismo slow e di prossimità. L'itinerario che percorro è adatto a tutti, famiglie e non, e disseminato di piccole chiese incastonate nel paesaggio: su tutte la Chiesa di S. Maria Maddalena. Appoggiata su un colle roccioso a 925 metri s.l.m., costituisce una testimonianza di architettura sacra di origine medievale. Il panorama che si può ammirare da qui si spinge fino alle montagne circostanti e all'intera vallata. In un luogo così la vita dell'eremita non sarebbe poi così male...

Il pranzo è a base di fanzelto. La gente del posto lo definisce un pane sottile a base di grano saraceno. Non è una piadina e nemmeno un borlengo. Il fanzelto, nero di colore, è più poroso e la consistenza è diversa. La farcitura, quella no, non cambia. Salumi e formaggi aiutano a dare sostanza a un prodotto che fa parte della tradizione trentina e ha permesso storicamente agli abitanti di questa zona di sfamarsi e sopravvivere. Gustatelo qui, a Terragnolo, perché non è detto che a Rovereto i ristoranti ve lo servano.

La scaletta del pomeriggio dice "Ore 18: Progetto Manifattura". E' qui che vado, in una ex manifattura ora riadattata a polo di innovazione sostenibile dove poter ospitare eventi di ogni natura. Il festival Oriente Occidente propone  "Cirque Entre Nous...". A occupare la scena sono artisti di formazione circense alle prese con vere e proprie evoluzioni su pali alti oltre cinque metri. Interfacciandosi fra di loro e arrampicandosi sulle pertiche con la facilità di un bambino che gattona, uniscono scioltezza e fluidità, facendo sembrare i loro giochi aerei un gesto assolutamente leggero e poco dispendioso. La loro performance dà le vertigini, soprattutto quando si calano rapidamente dalla cima del palo alla sua base o si sistemano in sospensione paralleli al sostegno. Peccato per il finale, rovinato da una nuvola passeggera. 

L'ultima tappa è al Teatro Zandonai in corso Bettini, nel cuore di Rovereto. Il mio ultimo assaggio del festival di danza contemporanea si chiude in bellezza con lo spagnolo Marcos Morau e il suo "Sonoma", in prima assoluta. Il titolo richiama due parole greche e latine: soma, che vuol dire corpo, e sonum, suono. Nove interpreti femminili fanno parlare le loro membra con movimenti ora scorrevoli e ora meccanici, che già da soli producono suoni, seppur flebili. In un crescendo di tensione, dove anche le musiche rinforzano il pathos, spiccano la tecnica di grande pregio, le coreografie altamente visionarie, l'ambientazione onirica, l'innesto di figure umane mascherate, la scelta di colori antitetici come il bianco e il nero (negli abiti delle danzatrici e nella scenografia). Standing ovation finale e quasi dieci minuti di applausi.