Scappo dalla città e vado in Alpe Cimbra

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◆ Giorno 1 ◆

La prima fermata in Trentino è a Rovereto per una visita alla Torrefazione Bontadi, la più antica d'Italia, nel cuore del centro storico. E' stata fondata nel 1790 e la sua esperienza è secolare. Il suo caffè si spinge in ogni angolo d'Italia e, ad oggi, anche in mercati esteri come Bulgaria, Romania e Russia. L'aroma ti avvolge già per strada. La passione di Marco, responsabile commerciale, colpisce sin dalle prime parole.

Meno di quaranta minuti di macchina e sono a Folgaria. Il tempo di radunare le attrezzature e raggiungere Daniele Binda, Direttore del Golf Club. Il parcheggio è pieno e gli appassionati di questo sport sono tanti. Quello di Maso Spilzi è il primo campo da golf pubblico del Trentino. Daniele, lombardo di origine ma con un passato trascorso in Australia, mi racconta del perfetto connubio fra la necessità post Covid di praticare il distanziamento sociale e una disciplina che per sua natura punta tutto su spazi all'aperto. Al Golf Club quest'anno la stagione è cominciata più tardi, inevitabile. Ma la bella notizia è che finirà più tardi. In più a Folgaria c'è pure la possibilità di sperimentare il footgolf. Cosa vuol dire? Giochi a golf ma con i piedi. E anche in questo Folgaria è prima in Trentino. [♬ Facebook: LA VIDEOINTERVISTA]

E' tempo di andare a prendere la Seggiovia Stella d'Italia per salire ai 1.550 metri del rifugio che prende proprio questo nome, Stella d'Italia. Oggi, 7 agosto, è in programma un nuovo appuntamento di Tramonti in Musica, rassegna che unisce un calice di vino in alta quota a un genere musicale. La seggiovia si attiva solo per l'occasione e, dopo essere stato munito di bicchiere al collo, parto. Arrivato in cima, gli occhi possono finalmente apprezzare meglio il panorama e le orecchie dedicarsi alle note di un gruppo jazz. Sono giovani e si fanno chiamare The Factory Jazz. Aria di montagna, vino, buona musica. Cosa vuoi di più?

 

La giornata si chiude alla grande. Prima di tornare in hotel placo la fame con le portate servite dal Ristorante Alla Segheria, chiamato così proprio perché un tempo la struttura assolveva a questa funzione. Il clima all'interno è molto intimo, l'atmosfera richiama più l'inverno che l'estate. Pollice in alto per crostini, paccheri e piatti di carne.

 


 

 

◆ Giorno 2 ◆

Cominciamo dai numeri: 29.816 passi per 21,1 km. Solo così, camminando per i boschi, ho scoperto quanto un itinerario a piedi possa trasmettere una miriade di sensazioni. Pace e relax prima di tutto. Gli unici rumori sono quelli dell'acqua di torrenti e cascate che si infrangono sulle rocce. Il sentiero 9 Giro del Rosspach ha dalla sua il bello di una passeggiata in mezzo alla vegetazione. Allungatevi fino alla Cascata dell'Ofentol e a Guardia, il paese dipinto, per una piccola pausa o per apprezzare il panorama. Io mi sono divertito a scegliere il posto giusto per il picnic targato Alpe Cimbra: un cesto di vimini con all'interno prodotti tipici del territorio (panino formaggio e speck, torta di carote, macedonia, vino rosso del Trentino). Un break salutare a km zero che aiuta a recuperare le energie restando immersi nelle atmosfere (fatte anche di sapori) del luogo. Questa sì che è libertà. 

 

Alle mie gambe ho chiesto una fatica in più, quella di raggiungere Malga Vallorsara. Dal punto in cui lascio la macchina ci vogliono trenta minuti per arrivare all'agriturismo. Si sale fino a 1.510 metri. Metà del percorso si apre su una vallata dove lo sguardo può perdersi liberamente. La Malga è aperta da inizio giugno sino a fine settembre e in questo periodo le mucche si trasferiscono nei prati circostanti. Tranquilli, i loro campanacci le annunciano a distanza. Se la vostra auto ha delle buone sospensioni, spingetevi fino a qui per dormire. Ci sono cinque stanze e il costo del pernottamento è davvero irrisorio. Avrete così la calma e il tempo disponibile per degustare piatti tipici e prodotti genuini, dai formaggi allo yogurt. Io ho provato il salato, un mix di salumi e formaggi, con i latticini profumati da erbe aromatiche. Buoni! E bravo il personale, giovanissimo, che ho visto barcamenarsi fra la cucina e i tavoli all'esterno. 

 


 

◆ Giorno 3 ◆

Chiusura in bellezza con una nuova immersione nella natura. Dopo l'intervista alla Direttrice Apt di Alpe Cimbra Daniela Vecchiato [♬ Facebook: LA VIDEOINTERVISTA], lascio Folgaria per approdare a Lanzino, frazione di Lavarone, 1.178 metri. Da qui parte il sentiero Il Respiro degli Alberi, itinerario di 2,4 km (da ripetere al ritorno) dove, oltre agli arbusti, a farla da padrona è l'arte. Durante il percorso, infatti, artisti selezionati raccontano il rapporto fra il bosco e la loro disciplina artistica di appartenenza. Splendido il punto panoramico che affaccia sul Lago di Caldonazzo. Insomma, un itinerario perfetto per famiglie e bambini. 

Con l'auto mi spingo pochi chilometri più avanti fino al Lago di Lavarone. E' domenica e i parcheggi sono stracolmi. In tantissimi, cestini e sacche termiche a portata di mano, sono alla ricerca dell'angolo giusto per il pranzo. Fa abbastanza caldo e l'ombra è oro. Il lago ha conquistato la Bandiera Blu 2020, un riconoscimento che certifica la qualità delle acque e dei servizi offerti. Con le sue due spiagge attrezzate questa meta si conferma più che mai a misura di famiglia e la cartolina è chiara già a un primo sguardo: ombrelloni aperti, pedalò che si muovono sotto il sole, angoli riservati alla pesca, bambini e adulti che cercano refrigerio in un veloce tuffo.

 

Dopo tanta natura spazio alla tradizione, a come conservarla, tramandarla e spiegarla ai giovani. L'ultima tappa è a Luserna, al Centro di Documentazione, dove mi sta aspettando il Presidente Fiorenzo Nicolussi Castellan. Lui parla cimbro, un antico dialetto tedesco: un medio alto tedesco con influssi di antico tedesco nella versione bavarese. Ascoltarlo uscire dalla bocca di Fiorenzo trasporta istantaneamente in un'epoca e in uno spazio paralleli. Al Centro di Documentazione, 12mila visitatori all'anno, sono in corso alcune interessanti mostre che parlano della relazione fra l'uomo e la montagna, fra l'essere umano e l'orso, e dello spopolamento dei luoghi montanari. Attraverso la strada per incontrare Alessandro Pavone, che sta intagliando un tronco di larice per trasformarlo in un orso - ha deciso di chiamarlo Filippo - in piedi sulle zampe di dietro. I bambini lo osservano e Alessandro, convinto teorizzatore del valore sociale ed educativo dell'arte, ama spiegare loro come una materia informe riesca a prendere vita con il solo potere delle mani.