"Si vive una volta sola": intervista a Carlo Verdone

Prendete quattro amici che con il bar di Gino Paoli non hanno niente a che fare perché sono dei medici e lavorano in un ospedale romano, membri della stessa équipe. Prendete il primario, interpretato da Carlo Verdone, il suo assistente Max Tortora, l'anestesista Rocco Papaleo e la strumentista Anna Foglietta. Sono bravi, esperti e affiatati al punto che persino il Papa si rivolge a loro per un intervento. Peccato che fuori dalla sala operatoria siano tremendi, disastrosi e smodatamente burloni. Hanno relazioni familiari e sentimentali traballanti: chi alle prese con una figlia devota al mondo dello spettacolo, chi con un partner fedifrago che promette e poi non mantiene, chi con rapporti extraconiugali frutto di debolezze momentanee. L'impalcatura vacilla quando il gruppo scopre che uno dei quattro (Amedeo, ruolo ricoperto da Papaleo) è gravemente ammalato e, cercando il modo giusto per comunicare la terribile notizia, decide di partire per un viaggio on the road sulle spiagge pugliesi. 

 

Tutto questo è Si vive una volta sola, pellicola numero 27 di Carlo Verdone, una produzione Filmauro. Il film arriva a quarant'anni da "Un sacco bello" (1980) e a un passo dalle celebrazioni di un cult come "Bianco rosso e verdone" (1981). Dopo sceneggiature incentrate su singoli protagonisti o coppie di personaggi centrali, il regista e attore romano si dà alla coralità. E' un film collettivo, questo, che parla di amicizia: quattro amici legati da un rapporto così stretto da concedersi scherzi a tradimento di una cattiveria inaudita (un appuntamento galante fatto saltare, una macchina rimossa, un carta bancomat nascosta, una finta intervista organizzata), sempre ai danni del più debole e sensibile. L'amicizia si rinsalda di fronte al male incurabile: la comitiva sceglie una vacanza di qualche giorno per trovare un'unità diversa, forse più spirituale. E cominciano i colpi di scena, regolari e continui anche quando lo spettatore pensa che siano finiti, fino alla conclusione. 

 

Il cast, in tour per la penisola, dopo Torino e Firenze ha presentato la pellicola anche a Bologna. Verdone mi ha raccontato del desiderio di riprendere il cammino cinematografico con nuovi attori, felicissimi di aver ricevuto la telefonata del "maestro", con i quali è nato un genuino rapporto di amicizia (proprio come nella trama del film), anche lontano dalla macchina da presa. Direzione e sceneggiatura sono condivise con Giovanni Veronesi e Pasquale Plastino. La pellicola vede poche scene girate a Roma e gran parte invece in Puglia, preferita alla Campania e alla zona di Sorrento per una maggiore comodità logistica e di spostamento della troupe. Curioso l'aneddoto che ha portato alla scelta del titolo, Si vive una volta sola. Riporta agli esordi del regista quando, prossimo alla sua prima esibizione in un locale romano, scopre che non solo i posti sono andati tutti esauriti ma che in sala saranno presenti anche alcuni critici, curiosi di assistere alle sue gag. La voglia di mollare tutto si scontra con la fermezza della madre che sul pianerottolo di casa incalza Verdone, gli scaglia la borsa del lavoro fra le mani e lo incita a provarci. Perché... "Si vive una volta sola. Vai che se ti va bene ti cambia la vita".