Special Guest: intervista a Frankie Hi-nrg

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Non chiamatelo "il padre del rap all'italiana", avrebbe un sapore troppo vintage. Delle due chiamatelo "zio", sa meno di santone. Frankie Hi-nrg è un coetano del rap, lui e questo genere musicale sono cresciuti insieme, la vita li ha visti evolversi seguendo percorsi paralleli: "Diciamo che siamo più dei conoscenti che dei fidanzatini", puntualizza Frankie.

La storia di questo avvicinamento è al centro di un libro autobiografico, "Faccio la mia cosa", che l'artista torinese ha pubblicato per la collana "Strade blu" di Mondadori, fatto di tanta autoironia e tanto senso dell'umorismo ma anche di ricordi familiari, di quando con i pantaloni larghi e i capelli arruffati i genitori gli obiettavano "Ma come ti sei conciato?". Il libro è anche uno spettacolo basato su parole e immagini che dall'autunno sbarcherà a teatro con l'intento di raccontare come l'hip hop dal Bronx sia riuscito a cambiare il mondo e come sia stato vissuto da uno che lo iniziava ad ascoltare a migliaia di chilometri di distanza. 

La musica è cambiata e di cose ne sono successe: dagli anni Ottanta con la nascita di MTV, passando per i Novanta, decennio nel quale i video si consolidarono come forma di promozione musicale e si impose una nuova figura professionale come quella del regista di videoclip, fino ai giorni nostri in cui si assiste a un legame sempre più stretto fra videomaking e tecnologia. "Oggi bastano un drone di poco meno di mille euro e una persona abile a pilotarlo - chiarisce il rapper - per avere riprese spettacolari e suggestive che non comportano l'esborso di centinaia di migliaia di euro". Si sono trasformate anche le parole, diventate più asciutte e superficiali. Sembra quasi che il dizionario della lingua italiana si sia ristretto ma per Frankie Hi-nrg non ogni speranza è persa: "Il linguaggio si è alleggerito, avvicinandosi alla lingua parlata. Però quello che noto è una grande attenzione, da parte delle persone di qualunque età, alla parola, c'è voglia di sentire storie raccontate e di essere testimoni di un racconto. Dieci anni fa non avrei detto la stessa cosa". Un piccolo, grande segno di rinascita.