Special Guest: intervista a Pif

 

Arturo è un uomo di 35 anni che di mestiere fa l'agente immobiliare, la sua è una vita senza né alti né bassi. Flora, titolare di una pasticceria, è la donna dei suoi sogni: brillante, bellissima, fervente cattolica. La incontra un giorno per caso e subito se ne innamora. A fare da sfondo a questa storia d'amore è la città di Palermo, a condizionarla due entità superiori: Dio e la religione. Arturo intraprenderà una sfida: trascorrere per tre settimane una vita da perfetto cristiano inglobando in questa scelta tutto quello che lo circonda, dal lavoro alle amicizie. Una provocazione alla fidanzata, certo, ma anche un test sull'ipocrisia della società, sull'apparenza che si scontra con l'essenza. Il risultato? Un disastro, la sua vita cambierà in negativo.

 

Il romanzo d'esordio di Pierfrancesco Diliberto, in arte semplicemente Pif, è un esame di coscienza su cosa significhi oggi essere un cristiano, lui che ha spiegato di non considerarsi tale ma neanche un ateo. Agnostico è la definizione più corretta perché "io non credo ma spero". Per lo scrittore siciliano la sospensione del giudizio sull'esistenza di Dio è, paradossalmente, proprio la condizione che più lo ha aiutato a riflettere sul divino, malgrado una educazione cattolica seguita a tutti gli effetti nei suoi passaggi canonici: battesimo, cresima e la scuola ai Salesiani.

E' forse per via di tutto questo che il processo creativo del libro è stato lungo e macchinoso: prima l'idea nata tre anni fa su suggerimento della casa editrice (la Feltrinelli), poi l'accantonamento del progetto per sopraggiunti impegni, infine la decisione di riprenderlo per dedicarcisi appieno. "Scrivere un libro - dice Pif - è un gesto molto più liberatorio che scrivere una sceneggiatura. Con un film ti devi rapportare a diverse persone, nel caso di un libro sei tu da solo, punto e basta".

 

"...che Dio perdona a tutti", titolo del romanzo ispirato a un detto siciliano che per intero sarebbe "Futti futti che Dio perdona a tutti", è diventato un successo di pubblico oltre che un caso editoriale piuttosto curioso. La fila davanti all'ingresso della Biblioteca Renzo Renzi della Cineteca di Bologna lo conferma. E conferma anche un'altra cosa: che se un giorno le attività di regista, sceneggiatore, conduttore radiotelevisivo dovessero andargli male ("ho sempre paura che tutto questo un giorno possa finire di colpo" racconta Pif), la voce "D", quella di scrittore, potrebbe rappresentare per lui un'ancora di salvezza. Perché quella "E" di assicuratore (la zia avrebbe tanto voluto), no, quella è già archiviata da tempo.

 

Pif sarà al cinema dal 14 Marzo nella pellicola diretta da Daniele Lucchetti "Momenti di trascurabile felicità" dove (attenzione attenzione) sarà attore ma non anche regista.



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